Psicologa Psicoterapeuta Tic nervoso Luisa morassi 02 Nov 2018

I “tic” in età evolutiva spesso allarmano e preoccupano i genitori, in quanto possono creare situazioni di difficile gestione emotiva.
I tic possono essere definiti come movimenti improvvisi, ripetuti, involontari e incontrollabili, che possono riguardare la mimica facciale, come ad esempio sbattere le palpebre, aggrottare le ciglia e fare smorfie, ma anche la motricità e la gestualità del corpo, come sollevare le spalle, scuotere le gambe e le braccia, ruotare il collo o la testa. Oltre ad essi, è possibile imbatterci anche in tic respiratori, come soffiare, tossire ripetutamente e tirare su il naso, e in tic fonatori, come schioccare la lingua ed emettere suoni gutturali.

 

Una volta esclusa la componente fisiologica e organica, i tic si possono definire in base alla seguente classificazione:
 tic motori semplici: smorfie del viso, movimenti del collo, segnali di ammiccamento
 tic vocali semplici: raschiarsi la gola, sbuffare, tirar su col naso, tossire, grugnire
 tic motori complessi: battere i piedi, effettuare movimenti mimici, saltare, toccare, odorare
– tic vocali complessi: ripetizione di parole fuori contesto; nei casi più gravi coprolalia (usare parolacce) ed ecolalia (ripetere come un’eco frasi, parole o suoni sentiti per ultimi).
Il significato dei tic in età evolutiva è molto complesso e può assumere forme diverse da un bambino all’altro.

 

Qualche volta i tic possono nascondere tensioni emotive, vissuti di insicurezza oppure disagi relazionali; possono anche rappresentare un bisogno del bambino di tenere sotto controllo situazioni o cambiamenti all’interno del proprio sistema familiare, come ad esempio una condizione di
conflittualità tra i genitori, una malattia di uno dei suoi membri, una variazione di routine oppure una perdita o un lutto.
Spesso i bambini appaiono come timidi e remissivi e tendono a controllarsi, sia nell’espressione dei loro vissuti emotivi che delle loro azioni; di rado parlano in modo spontaneo dei loro tic e dell’eventuale disagio provato. Oppure, d’altro canto, manifestano le loro preoccupazioni con atteggiamenti che possono apparire più aggressivi e si concretizzano con “capricci” e testardaggine.
E’ importante notare che al tic possono associarsi sentimenti di vergogna, frustrazione e ansia, che andrebbero adeguatamente accolti e compresi in una relazione affettiva; inoltre, soprattutto se il sintomo si prolunga nel tempo, la persona interessata manifesta difficoltà nella socializzazione per il timore di sentirsi rifiutata o presa in giro, con conseguente disagio proprio e della propria famiglia.
La reazione da parte del contesto familiare e quotidiano, e in modo particolare da parte dei genitori o delle principali figure di accudimento, può essere di grande aiuto nel determinare l’evoluzione del tic e del disagio.

 

Per il bambino/ ragazzo può essere molto importante non sentirsi rimproverato, richiamato o deriso, oppure troppo osservato per ciò che egli stesso non riesce a controllare. Infatti, un atteggiamento che si focalizza sul tic può accrescere lo stato di ansia e di tensione che ha generato il sintomo.
In tali situazioni, potrebbe essere molto utile riuscire a spostare l’attenzione e la preoccupazione dal sintomo stesso alle sue possibili cause.
E’ facilmente comprensibile che i tic nervosi mettano a dura prova le reazioni emotive di genitori e bambini stessi. Tuttavia, sappiamo anche che una reazione di eccessiva preoccupazione rappresenta spesso uno dei principali ostacoli alla risoluzione del tic.

 

Se la questione non si risolve spontaneamente in breve tempo, sarebbe buona cosa non attendere troppo a rivolgersi ad uno psicologo specializzato, che potrà sostenere la famiglia accompagnandola nel processo di comprensione del disagio. Il fine è quello di trovare strategie efficaci per sostenere il figlio e per superare insieme un momento di difficoltà.

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Dottoressa Luisa Morassi
Psicologa Psicoterapeuta PhD

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